STORIA DEL MOVIMENTO ULTRAS IN ITALIA
… Per non dimenticare…
OGNI DOMENICA su questa pagina FB e sul sito/blog

  • di

Venne pubblicata a puntate sulla fanzine "Stile Appiani" nel 2004, ora io la pubblico, sperando di fare cosa gradita, a puntate OGNI DOMENICA su questa pagina FB e sul sito/blog, www.magicfans.it

PRESENTAZIONE
Quando parliamo di "Ultras" in Italia, parliamo di qualcosa che, piaccia o meno è finito. Oggi, possiamo definire i ragazzi che frequentano le curve come "tifosi di curva", o "curvaioli"; comprendendo in questo insieme tifosi e casinisti, vecchio stile e "casuals". Chiunque a vario titolo frequenti la curva. Ma parlare di ultras ormai è anacronistico; e questo da molto prima di Raciti, da quando le curve ed i gruppi hanno cominciato ad autodistruggersi per lotte di potere interne, per politica, per interessi privati.

MOVIMENTO ULTRAS IN ITALIA – FINE ANNI ’80
INIZIA L'EPOCA DELLA REPRESSIONE

 

 

Anche questo decennio, come il precedente, si chiuderà nel segno della tragedia: nell’ottobre 1988 Nazzareno Filippini, ultras dell’Ascoli, rimarrà ucciso al termine di Ascoli-Inter: della sua morte verranno accusati alcuni capi degli “Skins” nerazzurri.

Il 4 giugno 1989 a San Siro prima di Milan-Roma, Antonio De Falchi viene aggredito da alcuni ultras milanisti facenti parte del “Gruppo Brasato”e morirà per arresto cardiaco (ma sulla vicenda non è mai stata fatta piena luce); lo stesso giorno una bomba molotov lanciata da membri dell’”Alcool Campi” contro il treno speciale che trasportava a Firenze gli ultras bolognesi provoca il grave ferimento di Ivan Dall’Oglio, appena 14enne.

Tutto ciò non gioverà alla salute del movimento, anzi darà un contributo determinante alla militarizzazione degli stadi ed alle nuove leggi che il governo emanerà (come sempre!) sull’onda dell’emergenza e della spinta dell’opinione pubblica.
Certo, non tutti se ne rendono conto subito, ma questo sarà solo il primo passo verso lo “stato di polizia” presente oggi negli stadi. Il Consiglio dei Ministri, prendendo spunto da una precedente sentenza del Tribunale di Rimini (che nel 1982 aveva condannato un ultras romagnolo a non seguire le partite del Rimini per un periodo di un anno, caso unico in Italia all’epoca), emana una direttiva secondo la quale ai tifosi arrestati o denunciati a piede libero per episodi di violenza da stadio viene applicato il divieto d’accesso a tutti i luoghi ove si svolgano manifestazioni sportive per un periodo di tempo variabile da un mese ad un anno, a seconda della gravità dei casi.

Tale provvedimento potrà essere applicato a discrezione della Questura, e si tratta di un provvedimento amministrativo. Cosa significa? Significa che se da un lato ha lo stesso valore e la stessa rilevanza penale di una multa per divieto di sosta, dall’altro può essere applicato in assenza di prove e senza un processo.
In parole povere un ultras può essere condannato a non seguire la propria squadra per un periodo di tempo, senza che abbia la possibilità di difendersi in un regolare processo, basandosi semplicemente sulle supposizioni e sulla discrezione del questore di turno!

Molte volte gli stessi processi non si svolgeranno mai per decorrenza dei termini, e molto spesso vedranno l’assoluzione stessa degli imputati che nel frattempo hanno scontato un anno di diffida da innocenti e passeranno diversi anni prima che “l’inghippo” relativo alla diffida diventi materia di studio per avvocati, nel frattempo se ne vedranno le conseguenze nelle curve…

.

.

 

PROSSIMA DOMENICA:MOVIMENTO ULTRAS IN ITALIA – ANNI ’90
SCIOGLIMENTI E DEFEZIONI: UN FENOMENO IN CADUTA LIBERA